Nov 2, 2008 - opinioni    6 Comments

L’IDROGENO DI CHEOPE 2° PARTE – THE HYDROGEN OF CHEOPS PART 2

Bene!

Sappiamo che gli egizi conoscevano il processo della fermentazione anaerobica della biomassa per la produzione di biogas come fonte energetica, ma ciò non è sufficiente a spiegare l’enorme impiego di energia per la costruzione di impianti grandi come le piramidi.

Secondo la formuletta della redditività energetica: Re= ((Ep-Eu)/S)/T.

Cioè la convenienza di ogni processo produttivo è data dalla differenza dell’energia prodotta (Ep) meno l’energia utilizzata (Eu) in un determinato spazio (S) in un intervallo di tempo (T).

Per la costruzione delle piramidi è stata utilizzata una enorme quantità di energia (Eu) che per essere prodotta dalla fermentazione della biomassa (Ep) avrebbe avuto bisogno di moltissimi anni (T).

Il limite risiede nella qualità energetica intrinseca del biogas contenente il 60% di metano con una quantità di energia, generata dalla combustione, di circa 802 kJ/mol e dallo spazio (metri cubi) necessari allo stoccaggio.

Soprattutto il tempo di costruzione non è compatibile con il modesto contenuto energetico del metano perché se l’energia è la capacita di compiere un lavoro per un determinato tempo ( E = L x T) il lavoro compiuto sarà uguale alla quantità di energia liberata in un intervallo di tempo (L = E / T).

L’enorme lavoro necessario alla costruzione della piramide di cheope nell’intervallo di tempo di 20 -30 anni necessita di una quatità di energia disponibile in tempo brevissimo non giustificabile con l’impiego di biogas e tantomeno con l’energia muscolare di migliaia di operai.

Allora se non c’era la convenienza energetica alla costruzione di impianti così monumentali a cosa serviva la produzione di biogas?

 

Nella piramide di Cheope la stanza più in alto è la cosiddetta “camera del re” costruita con lastre di granito rosso dove si trova un sarcofago dello stesso materiale e proprio qui avviene la concentrazione di energia dalla trasformazione del biogas in un composto molto più ricco energeticamente attraverso una nuova e rivoluzionaria biotecnologia.

 

Il tempio di Dendera copre un’area di circa 40.000 m² ed è interamente circondato da un muro di mattoni a secco. Le più antiche strutture potrebbero risalire al regno di Pepi I ( circa 2250 a.C. mentre sono evidenti i resti di un tempio eretto durante la XVIII dinastia.

Tra i molti bassorilievi che decorano il tempio due hanno attirato l’attenzione in modo particolare, essi provengono dalle decorazioni della cripta del tempio. Si tratta di rappresentazioni simboliche del fiore di loto associato con l’immagine del serpente, tradizionalmente legato ai miti egizi della creazione.

 

Fine!

So we know that the Egyptians understood that the anaerobic fermentation process for biogas production was an energy source. But that is not sufficient in itself to account for the enormous amount of energy required for the making of great structures like the pyramids.

According to the energy yield formula:

Re = ((Ep – Eu)/S)/T .

The gain from any production process is given as the difference between the energy produced (Ep) less the energy used (Eu) in a determined space and a given interval of time.

A very great number of years (T) would have been required to produce the enormous amount of energy (Eu) necessary for the construction of the pyramids by the biomass fermentation process.

The limiting factors are the intrinsic energy quality of biogas with a 60% methane content providing a combustion energy of c. 802 KJ/mol and the space (cubic meters) required for storage.

Most importantly, the construction time is not compatible with the modest energy content of the methane because, if the energy is the capacity to complete a work in a determined time (E = LxT), the completed work would be equal to the quantity of energy liberated in a given space of time (L = E/T).

The enormous work necessary to complete the pyramid of Cheops over a 20-30 year period would require a quantity of available energy in a very short space of time incompatible with the yield of biogas and even less so with the muscular energy of thousands of labourers.

So what purpose was served by the production of biogas if it wasn’t for the creation of such monumental constructions?

The highest room in the Cheops pyramid is the so-called ‘Chamber of the King’, built from slabs of red granite and containing a sarcophagus of the same material. The concentration of energy, derived from the transformation of biogas into a much more energetically rich compound using a new and revolutionary biotechnology, was to be found precisely there.

The temple of Dendera covers an area of about 40,000 metres squared and is entirely surrounded by a dry-brick wall. The oldest structures could be from the reign of Pepi I (c.2,250 BC), while there is evidence of the remains of a temple dating from the 18th dynasty.

Among the many reliefs decorating the temple, two from the temple crypt have attracted especial attention. They show a symbolic representation of a lotus flower in association with a serpent, traditionally connected with Egyptian creation myths.

dendera1.jpg

 

Nel 1894 Joseph Norman Lockyer affermò che si trattasse di rappresentazioni di lampade elettriche ad incandescenza simili ai tubi di Crookes e che questo documentasse le conoscenze degli antichi egizi sull’elettricità.

L’ingegnere svedese Henry Kjellson, nel suo libro “Forvunen Teknik” (tecnologia scomparsa) fece notare che nei geroglifici quei serpenti sono descritti come “seref”, che significa illuminare, e ritiene che si riferisca a qualche forma di corrente elettrica. Nella scena, all’estrema destra, appare una scatola sulla quale siede un’immagine del Dio egiziano Atum-Ra, che identifica la scatola quale fonte di energia.

 

In 1894 Joseph Norman Lockyer maintained that they represented incandescent electric lamps similar to the tubes of Crooks and that this demonstrated that the ancient Egyptians were familiar with electricity.

The Swedish engineer Henry Kjellson, in his book ‘Försvunnen Teknik’ (Lost Technology) remarked that in the hieroglyphs these snakes are described as ‘seref’,meaning ‘to light’. He maintains that it is a reference to some kind of electric current.

On the far right of the relief design there is a box on which is seated the image of the god Atum-Ra, thus identifying the box as a source of energy.

DENDERA10.jpg

 

Attaccato alla scatola c’è un cavo intrecciato che l’ingegner Alfred D. Bielek identifica come una copia esatta delle illustrazioni odierne che rappresentano un fascio di fili elettrici. I cavi partono dalla scatola e corrono su tutto il pavimento, arrivando alle basi degli oggetti tubolari, ciascuno dei quali poggia su un sostegno chiamato “djed” (lo Zed) che Bielek identificò con un isolatore ad alto voltaggio.

Benché nessuna altra scoperta abbia in seguito confermato tale ipotesi le lampade sono spesso inserite nelle liste di reperti archeologici, o presunti tali, di cui non è possibile fornire una spiegazione soddisfacente.

Ma il quesito che sorge spontaneo è se usavano l’elettricità per le lampade come riuscivano a produrla?????????????

 

Attached to the box there is a braided cable which engineer Alfred D. Bielek identified as an exact copy of today’s illustrations representing a bunch of electric wires. The cables leave the box and run across the floor to the bases of tubular objects, each of which rests on a support called a‘djed’ (the Zed), identified by Bielek as a high-voltage insulator.

Although no subsequent discovery has confirmed this hypothesis, the lamps have often been included in lists of real or presumed archaeological finds for which there is no satisfactory explanation.

But the question which spontaneously comes to mind is that if they did use electricity for the lamps, how did they manage to produce it ?????????????????

elettricità.jpg

All’interno del tempio troviamo un altro enigmatico bassorilievo che rappresenta uno strano apparecchio che potrebbe rappresentare un originale modello di pila a combustione.

 

Inside the temple we find another enigmatic relief representing a strange apparatus which could be an original design for a fuel-battery.


 

hathor-dendera11.jpg

Dal contenitore a sinistra escono gli ultimi due cordoni collegati alle prime due porte di ingresso all’apparecchio rappresentato da 7 decorazioni a semicerchio (due uguali raffiguranti un fiore con 8 petali). Alla destra del semicerchio i due poli, con alla sommità le porte di uscita e i rispettivi cordoni che tornano al contenitore, sono contenuti in una imbarcazione stilizzata con al centro una sfera con inciso una saetta simbolo dell’elettricità.

 

Four cables issue from the container seen on the left of the relief. The two furthest to the right are connected to the first two gates of the apparatus. The apparatus is represented by 7 semi-circular decorations ( two of these are similar and show flowers with 8 petals). The two poles on the right of the semi-circle, capped by their exit gates and respective cables which return to the container, rise from a stylized boat in the centre of which is a sphere inscribed with a thunder-bolt symbolizing electricity.

hathor-dendera 1.jpg

Una pila a combustibile (detta anche cella a combustibile dal nome inglese fuel cell) è un dispositivo elettrochimico che permette di ottenere elettricità direttamente da certe sostanze, tipicamente da idrogeno ed ossigeno, senza che avvenga alcun processo di combustione termica.

 

A fuel battery (also called fuel-cell) is an electrochemical device which makes it possible to obtain electricity directly from certain substances, typically from hydrogen and oxygen, without any thermal combustion process.

cella-a-combustibile-a-membrana-scambiatrice-di-protoni-53464.jpg
I cordoni che tornano al contenitore rappresentano la ciclicità del processo, cioè la scissione della molecola di acqua attraverso l’elettrolisi con la formazione del gas di Brown (ossidrogeno).

The cables which return to the container demonstrate the cyclic nature of the process, that is to say the splitting of the water molecules by electrolysis to form Brown’s gas (oxy-hydrogen).

cella combustibile.gif

Questo gas sfrutta gli atomi e non le molecole e la fiamma che ne scaturisce riesce a vaporizzare le sostanze che si pongono davanti ad essa perché interagisce con la sostanza dell’oggetto che sta trattando. Pur sviluppando un calore di 130°C, il gas riesce a vaporizzare il tungsteno che si scioglie a circa 6.000°C, non emette radiazioni nocive e la sua fiamma può essere guardata senza maschere protettive; è inodore e non nuoce se inalato, non esaurisce l’ossigeno vicino alla fiamma perché proprio da questo deriva.

Esperti di metallurgia, analizzando alcuni attrezzi egizi, hanno stabilito che in Egitto era in uso un processo di riscaldamento del metallo ad alte temperature che lo portavano alla evaporazione e alla successiva condensazione in polvere; tale procedimento è noto come “metallurgia ceramica” oppure “metallurgia delle polveri”.

 

Ma come veniva prodotta questa miscela di idrogeno e ossigeno in un processo energeticamente vantaggioso (Re= ((Ep-Eu)/S)/T)?????

 

Dal tempio di Dendera dobbiamo tornare alla piramide di Cheope e precisamente nella “ Camera del Re” dove, attraverso una sofisticata biotecnologia, il biogas veniva trasformato in idrogeno e anidride carbonica.

 

Pur non avendo a disposizione il microscopio gli egiziani erano a conoscenza di un gruppo di batteri chiamati Archaebacteria caratterizzati dalla possibilità di adattarsi alle condizioni più estreme di vita.

 

In particolare di trarre l’energia dall’ossidazione del metano e trasformare l’anidride carbonica per la formazione dei propri costituenti biologici. Alcune di queste specie sono stati recentemente isolati nei fondali marini ricchi di biogas prodotto dalla fermentazione anaerobica della sostanza organica.

 

Ma come fanno questi batteri ad ossidare il metano sott’acqua in assenza di ossigeno??????????

 

Semplicissimo, come tutti i batteri, ricorrendo ad un particolare enzima capace di scindere la molecola d’acqua in ossigeno da utilizzare per l’ossidazione del metano e l’idrogeno per ridurre l’anidride carbonica in prodotti più complessi.

ossidazione metano.jpg

Molti gruppi di batteri hanno la caratterisitica di produrre idrogeno attraverso l’azione enzimatica che compie la rottura dei legami idrogeno di numerosi composti organici, ma l’originalità di questa specie risiede nella idrolisi della molecola d’acqua e la produzione di una miscela di ossidrogeno.

 

Ma dove gli antichi egizi avevano isolato questo batterio, non certo sotto i fondali marini???????????

 

La conoscenza apparteneva ai sacerdoti, la religione si fondeva con la scienza, mentre oggi viviamo una netta separazione tra religione e scienza e ciò forse ci impedisce di comprendere il vero significato dei documenti che ci hanno lasciato alcune civiltà antiche.

Il 4 novembre 1922 avvenne, nella Valle dei Re in Egitto, una sorprendente ed eccezionale scoperta che coronava gli sforzi di un egittologo, l’inglese Howard Carter , (Kensington, 1873 -Londra 1939).

Si trattava dell’ingresso murato della tomba di un Faraone della XVIII Dinastia, Tutankhamon (morto diciottenne nel suo nono anno di regno, circa 1318 anni prima di Cristo), l’unica tomba di Tebe (l’attuale Luxor) ritrovata intatta con il suo corredo funerario, ad eccezione di limitati danni apportati dall’incursione di alcuni saccheggiatori che, disturbati, non riuscirono a completare il loro lavoro.

Alcuni anni fa, un ricercatore di Milano, Giancarlo Negro , visitando il museo del Cairo, avanzò l’ipotesi che lo scarabeo stercorario (Scarabaeus sacer) , simbolo della rinascita solare (che gli Egizi chiamavano Kheper o Kapri) incastonato al centro di un pettorale di Tutankhamon, non fosse di “calcedonio” (come si riteneva), ma fosse stato intagliato in un materiale più raro e prezioso: il “Silica Glass”.

 

This gas utilizes the atoms, not the molecules. Since it interacts with the substance of the object being treated, the resulting flame succeeds in vapourizing the substance placed before it.

The gas, developing a heat of only 130°C, in fact succeeds in melting the tungsten which has a melting temperature of c. 6,000°C, without emitting dangerous radiation. In addition, its flame can be watched without a protective mask. It has no smell and is not noxious if inhaled. It does not exhaust the oxygen close to the flame because it derives precisely from that.

Metallurgists, analysing certain Egyptian tools, have established that in Egypt there existed a high temperature metal-heating process such that the metal evaporated and subsequently condensed into powder. This process is described as ‘ceramic metallurgy’ or ‘powder metallurgy’.

But how was this mixture of hydrogen and oxygen produced in an energetically advantageous way (Re = ((Ep – Eu)/S)/T) ?????

From the temple of Dendera we must now return to the pyramid of Cheops and specifically to the ‘King’s Chamber’ where, via sophisticated biotechnology, the biogas was transformed into hydrogen and carbon dioxide.

Even without the benefit of a microscope the Egyptians knew of a group of bacteria called Archaebacteria characterized by a disposition to adapt to the most extreme conditions.

In particular they could extract energy from the oxidization of methane and transform the carbon dioxide to form the appropriate biological constituents. Some of these species have recently been isolated in deep marine environments rich in biogas produced from the anaerobic fermentation of organic substances.

But do these bacteria manage to oxidize methane under water in the absence of oxygen ??????

The answer is very simple: like all bacteria, they fell back on the use of a particular enzyme capable of splitting up the water molecule into oxygen for the oxidization of methane and into hydrogen for the reduction of carbon dioxide into more complex products.

 

Methane methanol methanal formic acid carbon dioxide

 

Many groups of bacteria are characterized by their capacity to produce hydrogen via enzymatic action which breaks up the hydrogen bonds of numerous organic compounds. But the originality of this particular species resides in the hydrolysis of the water molecule and the production of an oxy-hydrogen mixture.

But where would the ancient Egyptians have isolated this bacteria ???? Certainly not at the bottom of the sea.

The knowledge belonged to the priests. Unlike today, there was no separation between science and religion. It may be this which prevents us from understanding the true significance of the evidence which some ancient civilizations have left us.

On the 4th November 1922, the English Egyptologist Howard Carter (Kensington1873 – London 1939) crowned all his efforts by making an exceptionally surprising discovery in the Valley of the Kings in Egypt.

He had found the walled-in entrance to the tomb of a Pharaoh of the XVIII Dynasty,

Tutankhamon, who had died aged 18 in c.1,318 BC in the ninth year of his reign.

It was the only tomb in Thebes (today’s Luxor) to be found intact with all its funerary furnishings, excepting some slight damage caused by the entry of tomb-robbers who, disturbed, were not able to complete their work.

Some years ago, a Milanese researcher, Giancarlo Negro, on visiting the Cairo Museum, advanced the hypothesis that the representation of the dung-beetle Scarabaeus sacer, set in the middle of Tutankhamon’s pectoral, was not carved from chalcedony (as was believed) but from a rarer and more precious material: ‘Silica Glass’. Scarabaeus sacer is a symbol of the re-born sun (called Kheper or Kapri by the Egyptians).

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Questo rarissimo e purissimo vetro naturale, composto al 98% di silicio puro, dai colori varianti dal bianco, al verde-giallo, al verde-azzurro, è il prodotto della fusione ad altissime temperature del quarzo contenuto nella sabbia fino all’ebollizione con successivo lento raffreddamento.

 

Lo Scarabeus sacer è probabilmente la specie più nota di stercorario; questo insetto era venerato nell’Antico Egitto, e sue rappresentazioni pittoriche o in altre forme costituiscono un elemento tipico e ben noto dell’arte egizia. Lo scarabeo era infatti collegato a Khepri, il dio del Sole nascente, che si supponeva creasse il Sole ogni giorno in modo analogo a quello con cui lo scarabeo crea la pallottola di sterco.

 

This extremely rare and pure naturally occurring glass, composed of 98% pure silicon, varies in colour from white to greenish-yellow to greenish-blue. It is a product of quartz, contained in fine sand, brought up to boiling point at a very high temperature and subsequently cooled slowly.

The Scarabeus sacer is probably the best known of the stercorary beetles. This insect was venerated in ancient Egypt and its pictorial or other representations are a very familiar feature of Egyptian art. The scarab was in fact linked to the god of the rising sun Khepri who was supposed to re-create the sun every day in the same way as the beetle created the ball of dung.

SCARABEO.jpg

L’espressione scarabeo stercorario, attribuito allo Scarabeus sacer, si riferisce a diverse specie di scarabei che si nutrono di feci e che raccolgono il loro nutrimento (per conservarlo o per deporvi le uova) facendone caratteristiche pallottole e facendole rotolare sul suolo. Questo genere di comportamento viene esibito da diverse specie delle famiglie Scarabaeidae e Geotrupidae.

 

Una caratteristica di alcune famiglie di Coleotteri è di vivere in simbiosi con specie di batteri e funghi da cui traggono vantaggi dalle modifiche apportate all’ambiente in cui l’insetto compie il suo ciclo vitale.

Negli scolitidi (Coleoptera Scolytidae) le femmine scavano in profondità nel legno lunghe gallerie che si ramificano o dilatano a formare vere e proprie camere entro le quali verranno deposte le uova. Le larve non si cibano direttamente del legno, nutrimento assai povero, ma di funghi simbionti introdotti nell’albero ospite dalla madre. All’interno del legno vi sono infatti le ottimali condizioni di tenebra, temperatura e umidità per lo sviluppo dei funghi che tappezzano le pareti delle gallerie degli scolitidi. In questo modo, nutrendosi del micelio fungino presente, oltre a completare la maturazione delle gonadi, s’imbrattano delle spore che poi trasporteranno in un nuovo albero ospite.

Lo scarabeo stercoraro depone le uova all’interno di palle di sterco fresco prodotto da numerosi erbivori che vengono interrate accuratamente come nutrimento alle future larve, ma il contatto con il terreno li espone alla contaminazione di funghi e batteri indesiderati compromettendo la vita delle larve. Allora lo stercoraro costruisce accuratamente la palla di sterco irrorandola continuamente con un particolare enzima prodotto da batteri simbionti presenti nelle ghiandole anali. La caratteristica di questo enzima è di disidratare fortemente lo sterco in modo da renderlo inattaccabile da contaminazioni microbiche e garantire la sua stabilità nel terreno fino allo sviluppo della larva.

Avete proprio capito bene si tratta di un enzima capace di scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno, gas volatili che si disperdono nell’aria.

La propagazione del batterio avviene attraverso la produzione di spore e contaminazione della palla di sterco nutrimento per le giovani larve garantendo la colonizzazione dell’apparato digerente del nuovo insetto.

Per questa sua particolare caratteristica lo scarabeo era usato dagli antichi egizi nel processo di mummificazione che richiede una profonda e drastica disidratazione dei tessuti per permettere la loro conservazione nei secoli.

La piramide di Cheope fu costruita per ricreare le condizioni fisiche (temperatura e pressione) necessarie allo sviluppo di questo particolare microrganismo nutrito con il biogas della fermentazione anaerobica della biomassa per la produzione di idrogeno utilizzato per generare corrente elettrica e calore in un sistema biologicamente ed energeticamente compatibile con lo sviluppo di una splendida civiltà, senza la necessità di dover occupare e sfruttare nuovi territori e popolazioni.

 

The expression dung-beetle, attributed to scarabaeus sacer, refers to various species of scarabs which feed on feces, gathering their nutrients to store or lay their eggs in by making characteristic balls which the roll over the ground. This kind of behavior is typical of the species of the families Scarabaeidae and Geotrupi.

A feature of some families of Coleopterae is that they live in symbiosis with species of bacteria and fungi, from which they benefit thanks to the resultant modifications brought about to the environment in which they complete their life-cycle.

Among the scolytidae (Coleoptera Scolytidae) the females excavate deep long galleries in wood which branch out and expand, forming chambers in which to lay their eggs. Wood itself has a poor nutrient value and the larvae choose instead to eat the symbiotic fungi introduced into the host tree by the mother. In fact, within the wood there exist optimal conditions of darkness, temperature and humidity for the development of fungi. As a result they cover the walls of the scolytidae galleries.

In this way, by eating the mycelia of the fungi, they not only achieve procreative maturity but are in the process covered in spores which are thus transported to a new host tree.

The scarabaeus sacer, however, lays its eggs within the balls of fresh dung, the product of numerous herbivores, which will serve as nutriment for the future larvae. They are then carefully buried. But contact with the soil exposes them to contamination by undesirable fungi and bacteria, jeopardizing the lives of the larvae. So the beetle, as it moulds with precision the ball of dung, sprays it continuously with a particular enzyme produced by the symbiotic bacteria in its anal glands. A characteristic of this enzyme is that it severely dehydrates the dung, thus rendering it impervious to microbic contamination and guaranteeing its stability in the soil until the larvae develop.

You have understood rightly that we are dealing here with an enzyme which can split water into hydrogen and oxygen. Being both volatile gases, they disperse into the air.

The propagation of the bacteria occurs via the production of their spores and their subsequent contamination of the dung-ball, the future food of the larvae. This guarantees the bacterial colonization of the digestive apparatus of the new insect. Because of this particular dehydrating characteristic, the ancient Egyptians used the scarab in their mummification process. This called for a deep and drastic dehydration of the tissues in order to ensure their conservation across the centuries.

The pyramid of Cheops was constructed to recreate the physical conditions (temperature and pressure) necessary for the development of this particular microorganism which was then fed with biogas, obtained from the anaerobic fermentation of biomass, in order to produce hydrogen utilized to generate electric current and heat. It was a system which was both biologically and energetically compatible with the development of a splendid civilization. One which thus had no need to exploit new territories or populations.

Taduzione a cura di Andrew Stevenson


 

L’IDROGENO DI CHEOPE 2° PARTE – THE HYDROGEN OF CHEOPS PART 2ultima modifica: 2008-11-02T11:12:00+01:00da pallinof
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6 Commenti

  • Maronna mia ……..!

  • E pensare che alcuni nostri contemporanei pensano che

    solo ora sia stato raggiunto un alto grado di civilta’ e conoscenze scientifiche !

  • Ciao.
    La tua tesi è tremendamente interessante.
    Ho solo un dubbio che magari tu riesci a spiegare.
    Come mai questa tecnica non è riuscita ad arrivare fino a noi , magari attraverso i greci ?

  • meravigliosamente fantastico
    ma tutto questo dimostrerebbe che esiste una energia alternativa e che l’era attuale del consumismo ci sta sfruttando e nascondendo moltissimo

  • Teoria formidabile. Stavo leggendo un libro su atlantide ed altri misteri, e in questo libro si parla proprio del gas di idrogeno e ossigeno di cui parli (il gas di Brown).
    E’ un gas che prende il nome dall’ungarese che lo ha scoperto e pare proprio che gli egizi fossero in grado di utilizzarlo. Qui da noi in italia ovviamente non se ne è mai sentito parlare ma in giro per il mondo si stano facendo grosse sperimentazioni a riguardo.

  • p.s:
    io sono un biotecnologo industriale, per cui come capirai il mio interesse per la tua teoria si sposa sia con la mia curiosità sia con ciò che studio.