Mag 10, 2008 - opinioni    3 Comments

L’IDROGENO DI CHEOPE 1° PARTE – THE HYDROGEN OF CHEOPS PART 1

” …Io credo che l’acqua sarà un giorno usata come combustibile poichè l’idrogeno e l’ossigeno che la costitiuiscono, usati separatamente o insieme, forniranno un inesauribile sorgente di calore e luce…….”

Jules Verne: L’Isola Misteriosa

Io credo invece che l’uomo in passato abbia già sviluppato la tecnologia necessaria a separare i due gas e la piramide di Cheope non è che un esempio di impianto di biotecnologia.

 

“ …I believe that one day water will be used as a fuel. Thanks to its constituents, hydrogen and oxygen, used separately or together, it furnishes an inexhaustible source of heat and light…..”

Jules Verne: ‘The Mysterious Island’

On the contrary, I believe that in the past man had already developed the necessary technology to separate the two gases and that the Piramid of Cheops is but one example

of a biotechnological system.

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Sono perfettamente consapevole che un’affermazione del genere rischia seriamente di compromettere la reputazione di qualsiasi persona razionale, ma sono disposto a correre questo rischio, anzi gradirei la collaborazione di chiunque voglia mettere in discussione le tesi che sto per esporre in modo da riuscire a togliermi questo sassolino che continua a torturarmi.

Premetto che sono un Agronomo pentito dell’agricoltura tradizionale (si intende l’agricoltura degli ultimi 50 anni) che ha cercato di approfondire alcuni aspetti contradditori di una pratica agricola ormai al collasso (vedi i post).

Durante le mie ricerche sul web mi sono  imbattuto nella miriade di pagine dedicate alla piramide di Cheope (forse la prima meraviglia del mondo) e sono rimasto letteralmente sconvolto dalla sua mole e dalle varie teorie sulla costruzione e funzione.

“La piramide di Cheope è composta da 2.300.000 pietre che pesano in media 2,5 tonnellate l’una. Se è stata costruita da 15.000 schiavi nell’arco di venti anni, questo vuol dire che i blocchi sono stati tagliati al ritmo di tre al minuto…!”

Sono stati usati dei materiali durissimi da lavorare come il granito e la diorite in modo talmente perfetto da ipotizzare l’uso di strumenti e tecniche eccezionali. Anche nell’oggetistica ritrovata ci sono gioielli in oro e pietre (vasi di diorite) lavorati con tecniche sconosciute.

Ingegneri e artigiani si sono impegnati da tempo per spiegare le diverse tecniche costruttive senza riuscire a fornirci prove convincenti, ma forse il punto debole è proprio nella valutazione del tipo di energia impiegata, cioè l’energia muscolare di schiavi e animali.

Allora di quale fonte energetica disponevano gli antichi egizi??????????

Gli egizi praticavano il culto del sole come fonte di energia e conoscevano sofisticate tecniche di coltivazione in grado di soddisfare il fabbisogno di energia alimentare.

 

I am well aware that a statement of this kind runs the risk of seriously compromising the

reputation of any rational person, but I am ready to take that risk. I would in fact welcome the collaboration of whoever may wish to bring into question this thesis which I am proposing, in the hope of removing the pebble that continues to torment me.

I must state at the outset that I am an agronomist disillusioned with traditional agriculture (by which is intended agriculture as practised over the last fifty years). I have attempted to analyse certain contradictory aspects of an agricultural system already in a state of collapse (see below). During my research on the web I became fascinated by the myriad pages dedicated to the pyramid of Cheops (perhaps the first wonder of the world) and remained literally overwhelmed by its sheer mass and the various theories relating to its construction and function.

“The pyramid of Cheops is composed of 2,300,000 stones weighing on average 2.5 tons each. If it was built by15,000 slaves over a period of 20 years, by implication the blocks would have been cut at the rate of three per minute … !”

The types of stone used, like granite and diorite, were incredibly hard to quarry. The perfection achieved in the working of these stones suggests the use of exceptional tools and techniques. Included among the objects found are gold jewellery and diorite vases fashioned with unknown techniques.

Engineers and artisans have long struggled to explain the various construction techniques without coming up with any convincing proof. But the weak point may well be in their suppositions regarding the type of energy used, namely the muscular energy of slaves and animals.

So what was the source of energy available to the ancient Egyptians???????

Their sun-cult was a source of energy and they were familiar with sophisticated techniques of cultivation capable of furnishing the dietary energy required.

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Secondo quanto riporta Erodoto la valle del nilo veniva sommersa dalle acqua del fiume dal mese di giugno fino al mese di settembre lasciando uno strato di limo dove gli egizi seminavano cereali a ciclo invernale raccolti prima della successiva inondazione.

Dal punto di vista agronomico noi sappiamo che i cereali producono una grande quantità di biomassa non utilizzata (paglia) molto ricca di cellulosa e possiamo ipotizzare una grande frequentazione di animali (uccelli, maiali, serpenti, etc.) dopo la raccolta della coltura. Erodoto parla addirittura dell’allevamento di oche e maiali sui residui lasciati dalle coltivazioni.

Adesso immaginiamo tutta quella biomassa composta da paglia ed escrementi sommersa dall’acqua del Nilo carica di limo e la temperatura raggiunta nei mesi estivi a quella latitudine.

E’ facile supporre un processo di fermentazione anaerobica in cui una biomassa ricca di carbonio e arricchita da sostanze azotate delle deiezioni  produce biogas o “aria infiammabile di palude”.

Alessandro Volta nell’autunno del 1776 scoprì la proprietà infiammabile di questo gas studiando in un’ansa di acqua stagnante del fiume nel cremonese, in quell’epoca il fenomeno era spiegato, al pari dei fuochi fatui, con poca “scienza” e molta superstizione, addirittura c’era anche chi lo riteneva il “respiro del diavolo”.

E’ possibile secondo voi che gli egiziani che conoscevano alcune biotecnologie come la fermentazione del pane, della birra e del vino fossero così ciechi da non vedere cosa stava avvenendo sotto le acque del fiume sacro?

Innanzi tutto dobbiamo ricordare che lo sfruttamento di una fonte energetica permette lo sviluppo di tecnologie che ottimizzano la sua utilizzazione e mettono a disposizione gli strumenti e l’energia per esplorare altri sistemi energetici.

Le piramidi egizie pur rimanendo fedeli alla forma, con alcune variazione di inclinazione, hanno avuto una evoluzione rispetto ai materiali di costruzione passando da mattoni di argilla a massi di calcaree di 20 quintali dimostrando che una maggiore disponibilità energetica e tecnologica veniva investita per ottimizzare il processo produttivo.

E se il complesso di Giza non fosse altro che un impianto industriale di biotecnologie????

 

Herodotus reports that the Nile valley was submerged by the waters of the river from June to September. In the layer of mud left behind they planted a winter cereal crop which was harvested before the following inundation.

From the agronomical point of view we know that cereals produce a great quantity of unused biomass (straw) rich in cellulose and we can imagine the presence of a great number of animals (birds, pigs, snakes etc) following the harvest. Herodotus even speaks of the rearing of geese and pigs on the residual bi-products of cultivation.

Now let us imagine all that biomass composed of straw and excrement submerged in the waters of the Nile charged with silt and the prevailing temperature in the summer months at that latitude.

It is easy to presume there was a process of anaerobic fermentation in which the biomass, with high carbon content and enriched by the fecal nitrogenous substances, produced biogas or ‘areas of inflammable marshland’.

It was Alessandro Volta who, in the autumn of 1776, discovered the inflammable property of this gas when studying the stagnant water of a creek near Cremona. In those times, the phenomenon was explained in much the same way as will-o’-the-whisps, with little ‘science’ and much superstition. There were even those who held it to be the ‘breath of the devil’.

Do you think it possible that the Egyptians, who knew certain applications of technology like the fermentation of bread, beer and wine, would be so blind as not to see what was happening below the water of the sacred river?

Before anything else we should remember that the exploitation of an energy source results in the development of technology which optimises its utilization and further makes available the instruments and energy needed for the exploration of other systems of energy.

The Egyptian pyramid remained faithful to its form, with some variations in inclination. But there was an evolution in construction materials: from clay bricks to limestone blocks of 2,000kg. This demonstrates that a major supply of energy and technology was invested in the optimization of the production process.

And if it turns out that the Giza complex was none other than an industrial installation of biotechnology????

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Noi oggi sappiamo che il biogas è una miscela di metano (65%), anidride carbonica (30%), vapore acqueo (1.9%), azoto (1,8%), idrogeno solforato (0,6), ossigeno (0.5), mercaptani (0,2%) con valori dei componenti variabili a seconda del materiale fermentescibile di partenza e le condizioni in cui avviene la fermentazione.

Le principali tecnologie per la sua utilizzazione sono indirizzate alla purificazione e lo stoccaggio:

la prima ci permette di avere il gas metano puro con piu alto potere calorifico (8.000 kcal/m3), la seconda l’immagazzinamento in volumi contenuti.

 

Se le piramidi non erano monumenti funerari allora potevano essere dei biodigestori dove opportune temperature e pressioni permettevano un conveniente stoccaggio del biogas.

Alcuni aspetti convalidano questa tesi:

1- La forma piramidale a base quadrata ha un alto rapporto tra la superficie esterna e il volume in modo da permettere dispersione di calore della massa.

2- Le pareti esterne erano ricoperte da calcare bianchissimo tale da riflettere i raggi solari.

3- Le pareti inclinate in modo perfetto potevano permettere un sistema di raffreddamento a film di acqua che sfruttando il calore necessario alla sua evaporazione abbassava la temperatura della massa (sistema usato in agricoltura in serre).

4- Le pareti degli ambienti interni sono di materiale diverso e in particolare granito rosso, diorite perfettamente combacianti e a tenuta stagna, quasi fatte a posta per contenere gas.

5- La piramide viene orientata con il lato dove è l’ingresso principale a nord e questa parete è anche quella che rimane sempre in ombra durante il giorno creando un gradiente termico.

6- Nell’anno 820 d.C. il Califfo Ma’mun fu il primo ad entrare nella camera del re e trova solamente un sarcofago in granito vuoto, ma racconta di aver trovato del materiale infiammabile tale da rendere l’aria interna irrespirabile. Si trattava di polvere di zolfo.

7- Ultima e forse banale osservazione è quella simbolica: noi sappiamo che la molecola di metano è composta da cinque atomi (CH4) come i cinque angoli della piramide quattro uguali alla base e uno diverso al vertice, ma la molecola di metano ha una forma spaziale piramidale con base triangolare e la molecola di carbonio al centro.

 

Il biodigestore anaerobico trasforma la biomassa fermentescibile in biogas e sottoprodotti che devono essere periodicamente allontanati dal processo in quanto tossici per i micoorganismi usati. Si tratta di composti molto ricchi di sostanze azotate e in base alla loro consistenza si dividono in liquami (parte liquida) e fanghi (parte solida). Di solito oggi vengono utilizzati per la concimazioni delle colture agrarie previa il controllo di alcuni elementi inquinanti come metalli pesanti o flora microbica pericolosa in quanto la maggior parte dei biodigestori è stata costruita per smaltire reflui zootecnici e urbani.

Durante la mia ricerca mi sono per caso imbattuto in questo dipinto egizio nel papiro di Heruben:

 

We know today that biogas is a mixture of methane (65%), carbon dioxide (30%), water vapour (1.9%), nitrogen (1.8%), hydrogen sulphide (0.6%), oxygen (0.5%), mercaptan (O.2%). The values for these various components depend on the initial fermentable material and the conditions prevailing for fermentation.

The principal technologies for its utilization are directed at purification and storage:

the first results in a pure methane gas with higher calorific value (8.000 kcal/m3),

the second, its storage in contained volumes.

If the pyramids were not funerary monuments they could alternatively be biodigesters in which appropriate temperature and pressure allow for convenient biogas storage.

Certain aspects support this thesis:

1- The pyramidal form with a square base has a strong relationship between the external surface and its volume such that it allows for the dispersion of the heat of the mass.

2- The external walls were covered with very white limestone which reflected the sun’s rays.

3- The walls were inclined at an angle perfectly suited to cooling a film of water which used the heat necessary for its evaporation to lower the temperature of the mass (system used in green-house agriculture)

4- The walls of the internal rooms are of various materials, in particular red granite & diorite, perfectly fitting together and constantly watertight, seemingly made intentionally to contain gas.

5- The pyramid was oriented with the principal entrance facing north. This side, always in shade, created a thermal gradient.

6- In 820 A.D. Caliph Ma’mun was the first to enter the King’s chamber and found only an empty sarcophagus, but recounts how he found inflammable matter of a kind intended to render the internal air unbreathable. He was referring to powdered sulphur.

7- The ultimate and perhaps banal observation is symbolic: we know that the methane molecule is composed of five atoms (CH4), as in the five angles of the pyramid,

four equal at the base and one different at the apex. But the spatial form of the methane molecule is pyramidal with a triangular base and the carbon molecule at the centre.

The anaerobic biodigester transforms the fermentable biomass into biogas and bi-products which, due to their toxicity, must be periodically separated from the microorganisms used. The resulting compounds are very rich in nitrogenous substances and depending on their consistency are separated out into sewage (liquid part) and sludge (solid part). Often today they are used as agricultural fertilizers, excluding certain polluting elements such as heavy metals or dangerous microbic flora. Since most biodigesters are made for the disposal of zootechnical & urban effluent, these polluting elements mentioned above have to be controlled before the result can be used as agricultural fertilizer.

During my research my attention was drawn to this painting in the Heruben papyrus:

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Scusate la mia ingenua interpretazione:

1 – Le due figure con la testa di serpente e felino a sinistra portano i liquami rappresentati dal serpente nero (il movimento di un liquido su una superficie piana) ad una figura femminile che rappresenta la fertilità.

2 – A destra in basso i vasi contenenti del materiale nero potrebbero rappresentare i fanghi interrati precedentemente la semina di grano rappresentato da un fascio di spighe.

3 – La donna irriga con i liquami la coltura gia nata (concimazione di copertura) rappresentata dal verde che ricopre il fascio di spighe.

4 – Le immagini superiori rappresentano la trasformazione dell’energia contenuta nei composti azotati dei reflui in frutti.

5 – Il vaso contenente fiori di loto potrebbe significare il pretrattamento dei liquami per renderli utilizzabili come fertiirigazione .

Le coincidenze aumentano con altre due considerazioni agronomiche:

1 – I cereali sono le specie vegetali coltivate che più utilizzano concimazioni azotate per la loro crescita e produzione.

2 – Alcune specie vegetali, tra cui il loto, vengono oggi utilizzate per migliorare la qualità di acque contenenti composti azotati ridotti (ammoniaca, etc.) che risultano tossiche se usate direttamente sulle colture.

Negli impianti moderni il trattamento delle acque azotate avviene in vasche di raccolta dotate di sistemi di arieggiamento della massa in modo accelerare il processo di ossidazione dei composti azotati, allora dove venivano stoccate queste acque nel complesso di Giza????????????

 

Forgive me for my ingenuous interpretation.

1 – The figures on the left, one with a serpent head and the other a cat-like head, are carrying sewage in the form of a black serpent (its movement like that of liquid on a flat surface) to a female figure representing fertility.

2 – At bottom right the pots containing black matter could represent black sludge placed in the ground prior to the sowing of grain (represented by the bunch of corn ears).

3 – The woman waters the already sprouting grain with the sewage (surface fertilizer).

The sprouts are represented by the green colour covering the bunch of corn ears.

4 – The upper images represent the maturing corn’s transformation of the energy released from the nitrogenous compounds in the sludge.

5 – The vase containing lotus flowers could signify the pre-treatment of the sewage to render it usable as an irrigation fertilizer.

The coincidences are reinforced by two other agronomical considerations.

1 – Cereals are the cultivated vegetable species which most use nitrogenous fertilizers for their growth and yield.

2 – Certain vegetable species, among them the lotus, are nowadays used to improve the quality of the water content of reduced nitrogenous compounds (ammonia etc) which are toxic if used directly on crops.

In modern installations, treatment of nitrogenous waters takes place in collection tanks equipped with systems for aerating the material in order to accelerate the oxidization process of the nitrogenous compounds.

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Si avete visto bene è proprio nella vasca che circonda la sfinge che gli antichi egizi stoccavano le acque azotate provenienti dalla fermentazione anaerobica per la produzione di biogas in attesa di un loro possibile riutilizzo e rimettere nel ciclo biologico l’energia contenuta nei suoi composti.

Anche in questo caso sono due i fatti che ci portano a questa conclusione:

1 – La sfinge si trova ad una altezza inferiore al tempio e è ad esso collegato tramite un condotto che ne permette il deflusso dei liquidi.

2 – L’erosione orizzontale e verticale della roccia calcarea dovuta ai composi azotati di cui sono ricchi i liquami.

 

In this case also there are two facts which bring us to this conclusion:

1 – The Sphinx, situated on a lower level than the temple, is connected to it by a conduit down which liquids can flow.

2 – The horizontal and vertical erosion of the calcareous rock is due to the high level of nitrogenous components present in the sewage.

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LE SORPRESE NON SONO FINITE QUI IL BELLO DEVE ANCORA VENIRE SE AVETE LA PAZIENZA DI SEGUIRMI IN QUESTO INCREDIBILE VIAGGIO.

 

THE SURPRISES DO NOT END HERE. THE BEST IS YET TO COME IF YOU HAVE THE PATIENCE TO ACCOMPANY ME ON THIS INCREADIBLE JOURNEY.

Traduzione a cura di Andrew Stevenson


L’IDROGENO DI CHEOPE 1° PARTE – THE HYDROGEN OF CHEOPS PART 1ultima modifica: 2008-05-10T22:40:00+02:00da pallinof
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3 Commenti

  • leggerò con calma. Mi interessa molto

  • Data la mia scarsa competenza in materia mi limito a considerare interessanti e originali queste ipotesi.

  • interessante teoria,sono curioso di leggere il prossimo episodio. Complimenti per l’intuizione .