Apr 28, 2008 - opinioni    1 Comment

IL FUOCO

La prima grande “rivoluzione”, l’uomo la compì con la scoperta del fuoco, una fonte di energia che si libera dalla combustione di materiali legnosi dove l’energia solare era stata accumulata per anni in diversi composti (lignina, cellulosa, etc.). Il fuoco ha rappresentato un passaggio importante per l’uomo. Si può dire che prima non si poteva parlare di civiltà umana, ma forse neanche di umanità.
Il mito di Prometeo, come quello di altri civilizzatori ricorda questo importante passaggio.
Prometeo era figlio della Ninfa Climene e del Titano Eurimedonte, oppure di Climene e Giapeto, ed i suoi fratelli erano Epimeteo, Atlante e Menezio. All’inizio i fratelli erano molto virtuosi e saggi, ma un giorno si lasciarono vincere dall’avidità e dalla crudeltà, per punirli gli dei scatenarono un diluvio che distrusse il loro regno. Atlante e Menezio, che sopravvissero al diluvio, si unirono a Crono e ad altri Titani per combattere gli dei dell’Olimpo. Zeus, però, uccise Menezio con una folgore e condannò Atlante a portare sulle spalle il Cielo per l’eternità. Atlante era il padre delle Pleiadi, delle Iadi e delle Esperidi e sostenne sempre il Cielo sulle spalle, ad eccezione di quando Eracle lo alleviò, anche per poco, di quel peso.
Prometeo, che previde la sconfitta dei Titani, preferì schierarsi dalla parte di Zeus. Egli, che era il più intelligente dei Titani, aveva assistito alla nascita di Atena dalla testa di Zeus e la dea stessa gli insegnò l’architettura, l’astronomia, la matematica, la medicina, l’arte di lavorare i metalli, l’arte della navigazione e altro ancora, che egli poi a sua volta insegnò ai mortali. Zeus che era intento a distruggere il genere umano s’irritò nel vedere gli uomini diventare sempre più esperti e potenti. Un giorno, nella piazza di Sicione, si accese una discussione a proposito delle parti di un toro sacrificato che dovevano essere offerte agli dei. Prometeo fu invitato a fare da arbitro, egli scuoiò il toro facendo due sacche con la sua pelle, e li riempì una con la carne però nascosta dentro lo stomaco, che non è molto appetitoso, e l’altra con le ossa coperta da uno strato di grasso. Quando le presentò a Zeus affinché li scegliesse, il dio si fece trarre in inganno e scelse la sacca che conteneva le ossa. Irato, punì Prometeo privando il genere umano dal fuoco.
Egli, dunque, si recò da Atena affinché lo facesse entrare di notte nell’Olimpo, appena giunto accese una torcia dal carro del Sole e si dileguò senza che nessuno lo vedesse. Infuriato Zeus fece costruire da Efesto una donna, ordinò ai quattro Venti di soffiarle la vita, e alle dee di adornarla. La chiamò Pandora, fu la più bella donna del mondo e Zeus decise di donarla ad Epimeteo. Quest’ultimo, già avvertito dal fratello di non accettare regali da Zeus, la rifiutò, quindi Zeus fece incatenare Prometeo, nudo, in cima al Caucaso, dove un avvoltoio gli divorava il fegato tutto il giorno, questo tormento non aveva fine poiché la notte il fegato gli ricresceva.
Epimeteo angosciato per la sorte del fratello, si affrettò a sposare Pandora, che per volontà di Zeus era stupida, malvagia e pigra, quanto bella. Una volta sposati, la donna, aprì il vaso che Prometeo aveva affidato al fratello raccomandandogli di tenerlo sempre chiuso. Il vaso conteneva tutte le Pene che possono affliggere l’umanità quali: la Vecchiaia, la Fatica, la Malattia, la Pazzia, il Vizio e la Passione. Oltre alle Pene, Prometeo, aveva rinchiuso anche la Speranza, che con le sue bugie evitò che tutti gli umani commettessero suicidio.
Si nota anche una somiglianza con la Genesi in cui è Eva a spingere l’uomo ad infrangere il divieto di raccogliere i frutti dall’albero proibito, ottenendo con tale gesto le sofferenze e la fatica tipiche di una vita umana. Questo non deve stupire, perché la donna rappresenta sempre una rottura. Un figlio si emancipa dall’autorità paterna quando crea una propria famiglia e questo avviene per tramite di una donna. “Per questo l’uomo lascia suo padre e sua madre e si unisce alla sua donna e diventano una sola carne”. (Genesi 2,24) Per questo la donna viene percepita come un elemento di rottura.
Si pensi ad Elena di Troia, la guerra doveva scoppiare, ma la rottura, simbolicamente, avviene per tramite di una donna. Nella realtà i fatti saranno andati probabilmente diversamente, ma nel racconto la valenza della rottura è data dalla donna. La coincidenza dei mali di Pandora e di quelli di Eva, potrebbe essere dovuto al fatto che il figlio, una volta abbandonata la casa paterna, deve affrontare la vita da solo, senza la protezione di una famiglia, che in caso di difficoltà poteva soccorrerlo. In una società primitiva patriarcale, l’abbandono della famiglia per fondarne una propria poteva rappresentare l’abbandono del villaggio dove si era nati e partire per un nuovo territorio per fondarne uno proprio. Quindi un percorso irto di difficoltà per emanciparsi dall’autorità paterna.
Prometeo fa parte della razza dei Titani e in quanto tale è in parte di origine divina anche se di una divinità in un certo qual modo inferiore. Con la sua ribellione ha donato il fuoco, ma anche portato al collasso un sistema di potere, ponendo le basi di un nuovo ordine di cui, forse, poteva aspirare al comando. Prometeo fa altri doni all’umanità, oltre al fuoco, quali la scrittura, rudimenti di matematica, insegna l’agricoltura e l’addomesticamento di animali, la navigazione, la medicina, l’arte di interpretare sogni e presagi, la metallurgia, ecc., compito che condivide con altri civilizzatori come Osiride e Thot in Egitto o Quetzalcoatl in Messico.
La scoperta del fuoco mise a disposizione dell’uomo una incredibile fonte di energia alimentare proveniente da nuove specie vegetali.
Il mito di Proserpina ci racconta la preoccupazione alimentare dell’uomo nel costante approvvigionamento di nutrienti. I cicli stagionali lo costringevano a costanti migrazioni (un po’ come fanno oggi molte specie di animali migratori), ciò esercitando una forte pressione selettiva, e contenevano lo sviluppo numerico della specie.
Prima della scoperta del fuoco l’uomo era costretto ad approvvigionarsi di energia alimentare proveniente da alimenti composti da sostanze digeribili e non tossiche. e a vivere in stretto contatto con gli animali di cui si nutriva (caccia e allevamento).
Il trattamento termico degli alimenti con la denaturazione delle proteine gli permise di consumare carne conservata e contaminata da microrganismi potenzialmente tossici, con la gelatinizzazione dell’amido nutrirsi di nuove specie vegetali, in modo particolare cereali come grano, orzo etc. che avevano anche la grandissima proprietà di avere i loro frutti (cariossidi) molto ricchi di amido e molto poveri di acqua e facilmente conservabili per lunghissimo tempo.
L’ energia sviluppata dalla combustione di materiale legnoso fu utilizzata per produrre energia alimentare.
La necessità, soprattutto nei primi tempi, di mantenere sempre accesso un focolare per l’incapacità di riprodurre il fuoco, introdusse nella struttura sociale preistorica umana, una nuova casta tra quelle già esistenti dei raccoglitori e cacciatori. Gli individui destinati a occuparsi del fuoco, vista la sua importanza, assunsero ben presto una posizione di preminenza all’interno dei singoli gruppi. Tale preminenza poteva essere sia politica sia religiosa. Politica perché i controllori del fuoco avevano potere diretto sui loro simili non adibiti a quel lavoro, ne potevano controllare la sopravvivenza garantendo accesso al focolare o la morte tramite ostracismo o esilio da esso. Religiosa perché il fuoco, fin dal principio espressione di uno tra i più potenti spiriti della Natura, garantiva a coloro che ne custodivano i segreti un rapporto preferenziale con detto spirito e, in un secondo momento, col mondo soprannaturale e divino.
Prometeo altre al fuoco dona agli uomini anche la tecnica.
L’acqua e il fuoco sono stati i primi mezzi con cui nell’antichità gli uomini hanno cominciato ad abbattere le rocce.
Con l’acqua si procedeva forzando grossi cunei di legno (di solito di faggio stagionato) entro le spaccature della roccia indi bagnando i cunei che, ingrossando, sconnettevano la roccia circostante. Così sono stati scavati, anche in lavori sotterranei, i blocchi con cui fu costruito il tempio del re Salomone, iniziato nel 938 avanti Cristo.
Non molto tempo dopo fu applicata la disgregazione delle rocce con il fuoco. Questo sistema è ricordato da Plinio e ne parla Agatarchide nel secondo secolo avanti Cristo, a quanto risulta da Diodoro Siculo.
Con i due sistemi, dell’acqua e del fuoco, combinati, fu aperto l’emissario del Fucino, galleria lunga 5.653 m, sotto il monte Salviano, per scaricare le acque del lago nel Liri. La galleria (di sezione variabile da 5 a 10 m 2 ) fu aperta a partire da un gran numero di pozzi situati a distanza di 35 – 40 m, alcuni profondi fino a 120 m. Fu inaugurata dall’imperatore Claudio nel 52 della nostra Era, dopo che vi avevano lavorato per 11 anni 22.500 schiavi e 7.500 uomini liberi.
Nel secolo XII i Pisani coltivarono le miniere di piombo e zinco in Sardegna con la punteruola e con il fuoco. Questo sistema è descritto da Giorgio Agricola nel libro V della sua fondamentale opera De Re Metallica (Froben, Basilea, 1550-1556): « Il fuoco (di cataste di legni) dall’aria nella vena portato la separa dalle pietre, che le stesse quantunque siano durissime, spesso così rende molli, che diventano più fragili di tutti ».
L’uso del fuoco è continuato a lungo e trova ancora qualche applicazione mediante speciali apparecchi a combustibile liquido o gassoso.
L’uomo diventa un modificatore della natura e non più soltanto un suo fruitore se non addirittura succube in balia dei suoi capricci. Da animale tra altri animali, l’uomo col fuoco assurge a una condizione di privilegio e forse dannazione.
Franz Kafka nel suo racconto breve “Prometeo”:
“Di Prometeo si narrano quattro leggende: secondo la prima, poiché aveva tradito gli dèi per gli uomini, fu incatenato al Caucaso, e gli dèi mandavano delle aquile a divorargli il fegato, che continuamente ricresceva.
Secondo la seconda, Prometeo per il dolore dei colpi di becco si addossò sempre più alla roccia fino a diventare una sola cosa con essa.
Secondo la terza, nei millenni il suo tradimento fu dimenticato, dimenticarono gli dèi, le aquile, lui stesso.
Secondo la quarta, ci si stancò di lui che non aveva più ragione di essere. Gli dèi si stancarono, si stancarono le aquile, la ferita, stanca, si chiuse.
Restò l’inspiegabile montagna rocciosa. – La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile. E dal momento che proviene da un fondo di verità, deve finire nuovamente nell’inspiegabile.”
Tra i racconti, quello intitolato “Prometeo” sembra non apparire, sembra rimanere sospeso in una decifrazione le cui chiavi di accesso sono più oscure della leggenda stessa. Kafka riferisce le variazioni del mito sull’eroe che rubò il fuoco, la luce, agli dei.
Quattro leggende riassunte in poche righe, come appunti interrotti.
La prima è quella tradizionale: “…fu inchiodato al Caucaso, …e gli dei gli mandavano aquile a divorargli il fegato sempre ricrescente”.
Le ultime tre non sembrano diversi epiloghi del suo supplizio, ma la concatenazione dello stesso evento.
– Prometeo per il dolore si ritrae sempre più nella parete di pietra, fino a diventare roccia egli stesso.
– Prometeo è dimenticato da tutti, dagli dei e dalle aquile. E’ dimenticato il suo tradimento.
– Tutti si stancano di lui che non ha più motivo di essere; anche la sua ferita si stanca di sanguinare e così si richiude.
L’enigma rimane per Kafka la montagna rocciosa. La leggenda contiene sempre un fondo di verità, scrive, e riesce a spiegarsi solo nell’inspiegabile: anche lui vuole dimenticare Prometeo, senza permettergli salvezza. E’ del tutto trascurato, infatti, l’epilogo della storia, raccontato da Eschilo: Eracle libera il titano. Il semidio si fa tramite degli dei e degli uomini e riconduce l’equilibrio perduto.
Due anni dopo, nel 1920, in un secondo, brevissimo racconto, “L’avvoltoio”, appare un uomo che descrive in prima persona il suo supplizio. E’ Kafka-Prometeo.
Non un’aquila lo tormenta, ma un avvoltoio.
Ecco, un tizio-Eracle passa curioso e si offre di aiutarlo; va a procurarsi una doppietta per uccidere l’animale.
Ma l’avvoltoio-aquila capisce e subito si slancia in un affondo attraverso la bocca dell’inerme, spingendosi dentro le sue viscere: “sentii, liberato, che nel mio sangue straripante, di cui erano piene tutte le cavità, l’avvoltoio affogava irrimediabilmente”.
La liberazione di Prometeo è senza ritorno. E’ concessa al prezzo della vita. Ma insieme gli è regalata anche la vendetta.
Nel Prometeo incatenato di Eschilo il Titano afferma di avere escogitato le tecnai che fanno partire la civilizzazione. “Questo sapere è sempre una conoscenza pratica: è il sapere che ha creato la civiltà, le tecnai. Egli ha insegnato loro i diversi mestieri, inoltre l’astronomia, i numeri e le lettere; ma non allargare la conoscenza del mondo nel senso degli antichi ionici: al contrario, questo sapere è orientato, alla maniera attica, verso le tecnai, verso uno scopo pratico e un’utilità…il fuoco è il simbolo delle tecnai, dell’attività pratica”.
Racconta Prometeo “ sono andato a caccia della sorgente rubata del fuoco da mettere nel cavo di una canna, ed essa si è rivelata maestra e grande mezzo di ogni tecnica per tutti i mortali”.
Prometeo però deve riconoscere: “ ho infuso loro cieche speranze”, sopporta di sapere il suo destino senza venirne schiacciato, ma sa che gli uomini non sarebbero capaci di reggere una simile tensione “la conoscenza pratica è piu debole della necessità”.
Leopardi nello Zibaldone:”Il fuoco è una di quelle materie, di quegli agenti terribili, come l’elettricità, che la natura sembra avere studiosamente seppellito e appartato, e rimosso dalla vista e da’ sensi e dalla vita degli animali, e dalla superficie del globo”.
Nell’economia umana l’energia è sempre stata legata al carbonio, fin da quando l’uomo impara ad accendere e a controllare il fuoco, alcune decine di migliaia di anni fa. Il carbonio, infatti, è l’elemento chimico che più di ogni altro caratterizza la materia vivente. E per millenni l’uomo è riuscito a controllare le fonti energetiche di origine biologica: prima la legna ed il carbone, poi il petrolio e il gas naturale.
La rivoluzione industriale non ha modificato questo quadro. In due secoli, l’industria ha modificato più volte le sue fonti primarie di energia, ma pescandole sempre tra quelle ricche di carbonio. Fino al 1890, per esempio, la legna costituiva la fonte primaria (forniva addirittura il 90% dell’energia ancora nel 1850). Sul finire del XIX secolo è stata sostituita dal carbone, che si è affermata come fonte primaria fino quasi al 1960, sostituito poi a sua volta dal petrolio. Oggi il petrolio è fonte primaria di energia al mondo. Il suo consumo continua a crescere, anche se a ritmi sempre più rallentati. In compenso è in forte crescita il gas naturale, che ha già raggiunto e superato il carbone. In definitiva, oggi l’uomo ricava il 75% dell’energia di cui ha bisogno dai combustibili fossili: il 32% dal petrolio, il 22% dal gas naturale e il 21% dal carbone.
IL FUOCOultima modifica: 2008-04-28T07:35:00+02:00da pallinof
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1 Commento

  • “Un giorno, nella piazza di Sicione, si accese una discussione a proposito delle parti di un toro sacrificato che offerte agli dei.”
    Credo che ci sia un errore di grammatica nella locuzione verbale tra .

    “Questo non deve stupire, perché la donna rappresenta sempre una rottura.”
    Scusa ma in che senso? Così si rischia di fraintendere. Il buon caro vecchio Otto avrà avuto le sue ragioni ma tu vuoi fare la stessa fine?

    “Con la sua ribellione ha donato il fuoco, al collasso un sistema di potere, ponendo le basi di un nuovo ordine, di cui, forse, poteva aspirare al comando”
    tra manca “ha”.
    Ci sono altre imprecisioni, ma oenso dovute a dimenticanze che non segnalo oltre per non sembrar pedante.

    Ho letto solo i primi due capitoli, quindi non vorrei essere precipitoso, però pensavo che visto che si tratta di un saggio critico, non sarebbe utile fornire le fonti da cui trai le informazioni?
    mauro.